Agriturismo Colle Casini Cortesi

Indirizzo: Contrada Collarsone, 62020 Caldarola (MC) - Italia    Info e prenotazioni: +39 393.9657225

Caldarola e dintorni

La posizione dell’Agriturismo Colle Casini Cortesi consente di muoversi agevolmente per poter andare dal mare alla montagna in pochissimi minuti, infatti la superstrada Civitanova Marche – Foligno dista solo 3 km.

Questo fa si che in pochissimo tempo si possono raggiungere le bellissime coste marchigiane (il monte Conero è a solo un ora di macchina), oppure apprezzare la bellezza dei paesi dell’entroterra o, per chi ama il relax e la natura immergersi nei suggestivi paesaggi del parco naturale dei Sibillini.

Ma senza andare troppo lontani, già aggirando il colle e proseguendo per il sentiero del De Magistris, si raggiunge il vicino paese di Vestignano, vera perla nascosta dell’alto maceratese.

Il comune di Caldarola e’ chiamato anche “terra di castelli”: Caldarola, Vestignano, Croce, Pievefavera e Montalto, tutti paesi costruiti  intorno al loro maniero ricchi di storia e di fascino.

Suggestivo anche il percorso, che dall’Agriturismo si può intraprendere a piedi, che entra nel parco dei Monti Sibillini fino alla rocca di Montalto , paese da cui sempre a piedi o in montain-bike si puo’ salire alle vecchie carbonaie, alle lame rosse o al lago di Fiastra.

Caratteristico paese dei dintorni di Caldarola, raggiungibile con pochi minuti di macchina è Serrapetrona con le sua famosa vernaccia, altra specialità tipica di Macerata.

Cultura, arte, enogastronomia possono essere trovati a Camerino (citta’ ducale), S.Severino, Tolentino (basilica S. Nicola), S. Ginesio, Sarnano, Macerata (stagione lirica dello sferisterio), tutti paesi nel raggio di 30 km dall’Agriturismo.

Sicuramente nella veloce descrizione sono stati tralasciati non meno bei luoghi da scoprire, dove tutto ha un sapore piu’ vero e autentico.

Il paese

Caldarola (Cardaròla in dialetto maceratese[3]) è un comune italiano di 1.849 abitanti[4] della provincia di Macerata nelle Marche.

Caldarola deve probabilmente il suo nome al termine latino “CALIDARIUM”, con cui s’ indicava la stanza con la “vasca di acqua calda” delle terme. La tradizione locale fa risalire le origini del paese al IV sec d. C., quando un gruppo di Cristiani, sfuggiti alle persecuzioni, giunto sul “colle del cuculo”(Colcù), edificò un primitivo nucleo urbano. Tuttavia, con maggiore probabilità il centro caldarolese è sorto, come villaggio rurale, ai piedi di una torre di difesa Longobarda o Bizantina in epoca precedente al IX-X secolo. Al termine del XII secolo, la storia medievale vede il territorio di Caldarola coinvolto nella lotta tra Papato e Impero: i pontefici, per assicurarsi la fedeltà di Camerino, lo concessero in feudo allo Stato Camerte. Solo agli inizi del ‘400, il paese riuscì ad ottenere l’indipendenza sancita dalla bolla di emancipazione di Eugenio IV ( 1434 ). Nello stesso periodo emerge la figura del Beato Francesco Piani, che nacque a Caldarola nel 1424, le cui opere fondamentali, ispirate dal francescanesimo, furono: la Compagnia di Santa Maria, l?Ospedale e il Monte di Pietà. Predicatore e pacificatore di genti morì in odore di santità nel 1507, fu beatificato da Papa Urbano VII nel 1634. La massima fioritura di Caldarola, comunque, si ebbe nel pieno 500 ad opera della nobile famiglia Pallotta che la trasformò in una preziosa cittadina rinascimentale. La diretta soggezione alla Chiesa, del comune di Caldarola, perdurò fino al 1799, anno in cui il dominio pontificio fu abbattuto dalla rivoluzione francese. Terminata la parentesi “napoleonica”, il paese ritornò allo Stato Pontificio fino al 1861, quando la terra marchigiana venne annessa al Regno d’Italia.

Caldarola è un paese che si eleva dai 259 ai 1148 m s.l.m., ma la casa comunale si trova a 314 m s.l.m.

Caratteristiche del territorio

Il comune di Caldarola, insieme con i comuni di Belforte del Chienti, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona, fa parte dei cosiddetti “Cinque comuni”, che occupano la porzione centrale dell’entroterra maceratese per una estensione di 119,18 km² pari al 4,3% della superficie dell’intera provincia di Macerata. Il territorio è allungato in senso nord-sud e si estende alle pendici dell’dorsale appenninica umbro-marchigiana. Il dislivello altimetrico è di 985 m, la zona a quota più alta è quella della sorgente Ribotto che si trova nel comune di Cessapalombo nel suo punto più meridionale, sotto il Pizzo di Chioggia; la zona a quota più bassa è nel comune di Belforte del Chienti, a nord-est del territorio in esame, in contrada Moricuccia nel punto dove il Chienti affluisce nel lago Le Grazie. I “Cinque comuni” sono compresi nella Comunità montana Monti Azzurri che ha sede a San Ginesio, gli altri comuni che ne fanno parte sono: Colmurano, Gualdo, Loro Piceno, Monte San Martino, Penna San Giovanni, Ripe San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano, San Ginesio, Sarnano e Tolentino.

I rilievi che costituiscono la zona occidentale del territorio comunale non raggiungono notevoli altitudini e fanno parte della dorsale marchigiana nella fascia più esterna della catena appenninica umbro-marchigiana (catena montuosa che fa da spartiacque fra il versante adriatico e quello tirrenico). I maggiori rilievi, nel territorio comunale, caratterizzati da forme morbide ed arrotondate, sono Poggio la Pagnotta (1148 m) e Poggio la Serra (1070 m). La perimetrazione del Parco nazionale dei Monti Sibillini non interessa il comune di Caldarola, seppure si trova molto in prossimità.

La montagna occupa un discreta parte della superficie di tutta l’area; la parte restante è costituita prevalentemente da colline di altezza inferiore ai 700 metri, mentre le zone con quote al di sotto dei 300 metri occupano un’estensione estremamente ridotta e limitata alla stretta fascia dei solchi fluviali. Le colline degradano dolcemente costruendo un paesaggio estremamente variato con pendii a volte anche ripidi a fronte dei versanti incisi dai corsi d’acqua. L’utilizzazione di questa fascia collinare è stata tradizionalmente di tipo silvo-colturale e il paesaggio è storicamente caratterizzato da piccoli poderi mezzadrili trattati a policoltura le cui tracce sono visibili nella parcellizzazione dei fondi e obbligata dall’allungamento delle pendenze che ancora oggi determina il disegno dei campi.

Superficie territoriale: 2.908 ha
Superficie agraria utilizzata (dati 1990): 1.373 ha (47%)
Superficie olivata (dati 1991): 102 ha (7,4%)

Il reticolo idrografico del maceratese si articola in numerosi corsi d’acqua abbastanza brevi ed a regime torrentizio, sui quali insistono bacini di limitata estensione territoriale, la cui presenza è però fondamentale per l’organizzazione del territorio. Il principale fiume che attraversa il territorio comunale è il Chienti nel suo medio corso. Fiume che nasce dalla confluenza di due corsi d’acqua equivalenti (il Chienti di Gelagna e il Chienti di Pieve Torina) a monte del Lago di Polverina. Dopo aver costeggiato lo sperone di roccia sul quale si ergono i ruderi della Rocca dei Varano, scorre nella gola profondamente incisa fra Monte Letegge e Monte Fiungo, e quasi all’uscita della gola, nel territorio di Caldarola, un altro sbarramento interessa il corso del Chienti e origina il lago artificiale di Caccamo (detto anche di Borgiano), al quale a breve distanza fa seguito quello di Belforte. Da questo punto il fiume lascia la zona più rilevata ed inizia il suo percorso nel paesaggio collinare. Il Chienti segna in alcuni punti il confine fra i Comuni di Caldarola e di Serrapetrona. La costruzione e la presenza degli invasi artificiali hanno modificato in modo abbastanza vistoso sia il corso del fiume che l’assetto del bacino idrografico.

Storia

Caldarola, sorta probabilmente come villaggio rurale in epoca precedente al IX-X secolo e divenuta, durante il periodo medievale della lotta tra Papato e Impero, feudo dello Stato Camerte, agli inizi del Quattrocento ottiene l’indipendenza sancita dalla bolla di emancipazione di papa Eugenio IV (1434), avviandosi ad un periodo di fioritura che culmina nel pieno Cinquecento.

Il paese risente in particolare dell’intensa opera di aggiornamento urbanistico promossa da papa Sisto V a Roma nei cinque anni del suo pontificato (1585-1590), soprattutto per merito dei cardinali creati dal papa piceno. Evangelista Pallotta, elevato alla porpora nel 1587 dopo un rapido cursus honorum percorso all’ombra dell’autoritario pontefice, fu particolarmente alacre nell’abbellire la sua città di origine, Caldarola, sviluppando un piano urbanistico di grande respiro che in pochi anni ridisegnò il volto del centro medievale con la creazione di un’ampia piazza sulla quale prospetta il nuovo palazzo cardinalizio, la Collegiata di San Martino ed il Santuario di Maria SS del Monte, ma anche di opifici destinati ad incrementare le attività artigianali del territorio. Il cardinale Pallotta si avvalse del pennello di Simone De Magistris e della sua scuola per decorare i nuovi edifici da lui realizzati: egli riconobbe infatti in Simone De Magistris il più importante pittore attivo nel territorio alla fine del Cinquecento, nonché l’interprete più avvertito delle rinnovate istanze dell’arte sacra sancite in occasione del Concilio di Trento ed il più fecondo autore di opulente decorazioni ispirate allo stile sistino, caratterizzate dall’interazione fra l’apparato plastico in stucco ed i dipinti murali.